Bello di notte. E fortunato, il che non guasta di sicuro…Il Città di Castello che ha fatto suo il primo derby in serie D della storia tifernate corrisponde senza dubbio a tali caratteristiche: bravi nel cercare, trovare e conservare il vantaggio durante la prima frazione, Pucci e soci son rientrati in campo nel secondo tempo stranamente timorosi (nonostante pure la superiorità numerica per la sciocchezza del lontano ex Iozzia), facendosi mettere sotto da un Trestina coriaceo e volitivo, prima di ritrovare quasi miracolosamente la strada del successo quando in pochi fra i supporters biancorossi ci credevano ancora. Primo fra questi il presidente Stefano Caldei, che conferma: “E’ vero, sembrava non potessimo più vincerla, ma qui il grande cuore dei ragazzi ha fatto la differenza: pur soffrendo parecchio hanno stretto i denti, ed alla fine è giunto il meritato premio. Sì, quel palo a tempo scaduto di Morvidoni poteva chiudere il confronto sul 2 a 2, ma si vede che…la buona sorte aiuta gli audaci, mettiamola così…”. Buona la prima di Silvano Fiorucci insomma, anzi buonissima (col fido Stefano Cardinali, nella foto, in panchina a dirigere le operazioni, stante il residuo di squalifica del mister dalla passata stagione), ma lui per primo sa bene che c’è un sacco da lavorare: tanto per dirne una, la più evidente, quella ingiustificata paura cui facevamo riferimento sopra non può essere considerata un caso ormai -era successo anche col Muravera, lì addirittura 11 contro 9-. E’ piuttosto figlia di tutte le traversie che hanno vissuto negli ultimi due mesi capitan Missaglia e la sua truppa, vicissitudini che hanno inculcato nel gruppo il terrore di sbagliare e rovinar tutto per l’appunto quando le cose si mettono al meglio: una micidiale insicurezza, per curar la quale occorrerebbe lo psicanalista, più che un semplice mister…Per fortuna il pragmatico Tamba è in grado di sfoderare, tra le sue tante doti tecnico/tattiche, anche tale qualifica…ufficiosa, bravo com’è ad entrare nella testa dei propri pupilli: intanto gli hanno spianato la strada, e man mano gliela spianeranno ulteriormente per poter far breccia nell’animo dei nuovi;,  i suoi…guerrieri dell’anno scorso, che gli vogliono un gran bene e sanno che in lui trovano una guida sicura ed affidabile (come calorosamente testimoniato a fine gara in sala stampa dal match-winner Marconi). I tre punti guadagnati al cospetto degli orgogliosi cugini aiuteranno di sicuro, tanto da poter affermare -con tutte le cautele del caso- che comunque la strada biancorossa, dopo le dure salite percorse da luglio in avanti, appare finalmente in discesa. O quanto meno, se proprio non vogliamo apparire troppo ottimisti, comincia adesso il vero 2016/17 tifernate. E a tal riguardo, come non citare una confidenza del numero uno societario (esplicitata a pochi intimi l’altro giorno, al momento dell’ufficializzazione di Fiorucci), che il buon Stefano ci perdonerà se condividiamo “urbi et orbi”;, la quale suona così: “Finalmente, da questa estate, sento il Città di Castello davvero mio …”. In questa frase così sentita c’è tutto, compresa l’intima sofferenza di aver compiuto degli errori, sia pure nella costante, spasmodica ricerca del bene per il sodalizio che rappresenta la sua città, e più ancora fa parte ormai della storia della propria famiglia (dal papà Franco, grandissimo presidente, alla appassionata erede Eleonora che i colori biancorossi ce l’ha cuciti addosso come una seconda pelle, al pari del fratello Andrea).